Racconti

La solitudine in paradiso.

Vivere in piccole località di mare non ha prezzo, pochi passi e sei in spiaggia, il caos cittadino non esiste, l’aria è pulita, le dinamiche sono lente e più umane, impagabili. Si ok a parole è tutto bellissimo, ma dopo devi saperle reggere le lunghe giornate silenziose e quanti ne ho visti e conosciuti di turisti convinti di reggere inverni, anni, solitudine e poi scappare perché troppo silenzioso per il loro caos.

Non mi ha meravigliato sentire che tanta gente non riesce a sopportare la solitudine. Non è facile per nessuno, ma credo che chi come noi generazione che ha vissuto e conosciuto la Sardegna degli anni 80 durante l’età più incontenibile, sedici anni,  vivere in uno dei posti tra i più belli del mondo, ma che fiorisce due mesi, quattro esagerando e muore per i restanti otto mesi non è roba per tutti, insomma, ad agosto siamo bravi tutti.

Ogni volta che apro questo discorso ritorno ad anni fa quando realizzai delle riprese video per una trasmissione televisiva. Dovevamo intervistare il guardiano di Budelli che da ventiquattro anni viveva in completa solitudine nell’isola di Budelli dopo aver lasciato città e famiglia. Il vero problema di chi non sa stare in solitudine non è il classico racconto che amano la città e le altre scuse, il vero punto è nelle sue parole “quando sei da solo cominci a porti dei problemi che ti vengono spontaneamente e saltano fuori tutte le magagne che c’hai dentro e allora normalmente si ha paura di questo, di riconoscersi come una brutta bestia” per concludere con “infatti io mi sono riconosciuto quel brutto animale che sono, convivo con questo“.

La solitudine è un viaggio per pochi:



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