Racconti

Era la spiaggia del pero.

Questa estate la ricorderò per le domeniche passate in spiaggia, i pranzi da matrimonio, le partite a carte e il pensiero che stiamo dimenticando i toponimi.
Anche questa domenica si va verso la località di Conca Verde, arrivato al parcheggio della spiaggia un bel via vai di “bagnanti”, termine del dialetto gallurese oggi non più usato che classificava chi veniva in villeggiatura dalle mie parti, oggi, i bagnanti sono “i turisti”.
L’età è decisamente alta e la spiaggia è frequentata anche molti bambini, sarà per questo che qualche affezionato del luogo non conoscendo il nome originario ha deciso di chiamarla “la spiaggia del Nonno” scrivendolo su una pietra nel sentiero d’ingresso. Il nuovo toponimo è carino, calza a pennello per le persone che ci circolano e in più è giustificato dal fatto che quasi nessuno degli abitanti del luogo conosca o ricorda il suo nome originario. Inizio a chiedere informazioni in giro, fin quando incontro Franco, Franco è sposato con Anna, la figlia del primo custode di Conca Verde, Antonio Demuro, lui era lì quando la località turistica iniziava a nascere, chi meglio di lui?! Ed eccolo che mi risponde senza dubbi: «Il vero nome è la spiaggia del Pero, perché in prossimità della spiaggia ce n’era uno grandissimo». Non ricorda più in quale punto e aggiunge: «Ormai non ci sarà neanche più». Ho girato quasi tutta la zona e del famoso pero non c’è traccia e, a sentire la gente, neanche memoria, in compenso è pieno di pini che si intrecciano tra loro creando ombra e fresco nelle giornate in cui il sole brucia.
La nuova vita nella “spiaggia del Pero” le ha dato un nuovo toponimo, il principio è bello, i turisti l’hanno resa loro dandole un’identità adatta al suo tempo.
Tutto cambia, tutto si rinnova, ma così si perde l’identità.

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